Universiadi di Innsbruck 2005

 

Sabato 22 gennaio l’Eurogym ha partecipato alla cerimonia di chiusura delle Universiadi di Innsbruck. Ho avuto la possibilità di partecipare all’evento in qualità di “mascotte” (difettando delle doti coordinative per esibirmi) ed è stata un’esperienza fantastica.

 

Partenza alle ore 7:00 di venerdì davanti al Cus. L’atmosfera è da gita scolastica con “Professorin” Tinto a tenere sotto controllo un gruppo (molto simpaticamente) piuttosto indisciplinato, a dire il vero, come ho percepito per tutta l’esperienza, più con l’affetto che con il terrore... Io sono un po’ a disagio perché, in realtà, io nella squadra avevo provato ad entrare, ma alla 2° lezione ho avuto la dignità di capire che forse era meglio se mi dedicavo ad altro. Nonostante ciò sono stati tutti molto carini, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere queste righe.

 

Il viaggio è lungo, arriveremo ad Innsbruck verso le 16:00. Ogni due ore ci fermiamo in Autogrill a rifocillarci (e io che credevo che le ginnaste non mangiassero! Sembravano dei taglialegna a giudicare dall’appetito!!!). Le soste in Autogrill sono particolarmente piacevoli: 25 ragazzi tutti in tuta Suism con lo scudetto dell’Italia destano non poca curiosità! Le ragazze in particolare suscitano “un certo interesse” ma anche i maschi non scherzano... Siccome l’attenzione non ci basta i più temerari “improvvisano” (per modo di dire :-)) esibizioni di “verticali” sui gradini degli Autogrill... Nessuno osa applaudire ma gli spettatori gradiscono molto lo spettacolo... La cosa nasce come bravata ma “fa molto immagine” e, devo dire, che la Suism rappresentata da questi ragazzi e le 4 Prof. ha veramente fatto una figura splendida ovunque si sia mossa.

 

Taglio se no non finisco più. Arriviamo ad Innsbruck dove siamo accolti dal Cus che provvede ai nostri accrediti. Il tutto si svolge al Bär Inn (Locanda dell’orso) di Innsbruck. Anche lì facciamo un simpatico casino sotto gli occhi benevolmente vigili delle Prof. che non perdono occasione di bacchettarci ogni volta che sale troppo il tono di voce. La cosa che mi ha più colpito di questa gita è che ho scoperto un nuovo modo di esercitare l’autorità: io conoscevo, come mezzi, soltanto il timore ed il rispetto. Ne ho scoperto un terzo: certo, le Prof. erano profondamente rispettate, ma soprattutto i loro ragazzi obbedivano loro per un profondo affetto!

 

Dopo l’accredito una breve tappa in ostello a posare in bagagli e ci dirigiamo verso il palazzo del ghiaccio per assistere alla partita di Hockey su ghiaccio Austria – Repubblica ceca. A parte qualche “piccolo problema” con la lingua per chiedere indicazioni (di due che “sapevamo” il tedesco non arrivavamo oltre a dire il nostro nome) ed una lunghissima camminata riusciamo ad arrivare al palazzetto dove è ormai in pieno svolgimento la partita. Botte da orbi in campo e nessuno che capisca una mazza di Hockey... In ogni caso abbiamo apprezzato molto i “Pretzel” (ciambelle salate) che venivano vendute sugli spalti. Anche le Prof., dopo averci guardati male perché “mangiavamo fuori pasto”, hanno confermato che “la carne è debole” e si sono abbandonate alle ciambelle... Dopo circa un’ora siamo affamati come dei boscaioli e decidiamo di tornare in centro alla volta della cena offerta dal Cus in una spaghetteria italiana. Il menù è da “togliere il fiato”: non tanto per i piatti in sé ma perché impregnato di aglio (bruschette ma toste sul serio) e peperoncino (penne all’arrabbiata che non erano arrabbiate ma incazzate come delle iene: come un dirigente universitario quando gli ricordi che lavora per te studente...) Comunque “siamo” (in realtà sono) giovani e sani e quindi sopravviviamo e, dopo un timido tentativo di ottenere una libera uscita, smorzato sul nascere dalle Prof., andiamo buoni buoni a nanna in ostello.

 

Sabato mattina, dopo una colazione a base di paté, formaggini e un caffé che sapeva di gasolio, mattinata in giro per Innsbruck. Tutti in tuta di rappresentanza a vedere e farci vedere. Pranzo con l’immancabile aglio (per fortuna il peperoncino non l’abbiamo più visto) e allenamento al palazzetto dello short track... Mentre la squadra vera prova io faccio le riprese e scopro, dal Dott. Postiglione, che gli organizzatori non volevano farci provare perché temevano che “sporcassimo il campo”. Per fortuna il Dott. Postiglione interviene “con decisione”, la squadra non si accorge di nulla e scende in campo a provare... La tensione sale alle stelle: dagli spalti la nostra squadra sembra bravissima, la musica è emozionante, la coreografia splendida. Un solo incidente: all’ultima prova la bandiera di Torino 2007 non si srotola bene e la tensione esplode. Sia le Prof. che i ragazzi vogliono essere impeccabili. Si prova e riprova, qualcuna si mette a piangere, qualcuno si incazza, io cerco, per quel poco che posso, di tranquillizzare tutti: “dagli spalti siete splendidi”, ma c’è poco da fare, l’evento è vicino e la tensione inevitabile. Si torna in ostello a rilassarci un po’ e a prepararsi per la serata.

 

Un’oretta di sonno e poi le ragazze attaccano: “come ci trucchiamo”? Un pastrocchio in faccia incredibile... roba che in confronto Platinette è sobria... “ma siete sicure???” “Si perché da lontano se no non si vede”... bah? Via al palazzetto. Tutti ci guardano: le ragazze sono un pelo “sovratruccate” ma splendide davvero, noi maschi facciamo un figurone ad accompagnarci con loro. Dalle tribune qualcuno legge “Torino” sulle tute e applaude, prima ancora di iniziare. Negli spogliatoi (misti, ma quanto siamo avanti!!!) ci si prepara... bende, bendaggi, collant contenitivi (neanche ne avessero bisogno...), “le mutande color carne se no si vedono”, “oddio non ricordo più niente”, “chi ha le bandiere?”............. e poi finalmente si entra in campo. Il palazzetto è ancora pieno ma un po’ annoiato da una cerimonia di chiusura non particolarmente brillante. Si spengono le luci, si accendono i riflettori e parte la musica. I ragazzi sono uno spettacolo, tutti ben sincronizzati, le Prof. sono riuscite a metterne assieme 25 provenienti da due gruppi diversi: un miracolo. La musica è coinvolgente, il pubblico applaude e partecipa entusiasta, un delirio, addirittura io, tipico maschio “anaffettivo” (emotivamente stitico) mi commuovo su Pavarotti e, da dietro la telecamera, non trattengo qualche lacrimuccia. Lo spettacolo termina con un perfetto dispiegamento di bandiere, il pubblico è il delirio e urla “Torino” sventolando le bandiere di Torino 2007. Dagli spalti arrivano il Dott. Postiglione e i dirigenti del Cus che si uniscono all’entusiasmo dei ragazzi. Foto, riprese, baci, abbracci e qualche lacrima. Anche questa volta, senza chiedere niente a nessuno e con tipico “understatement” torinese, la Suism ha fatto vedere al mondo chi è!

 

Questo è il nostro stile: c’è chi si vanta dei propri 600 anni di storia, parla, parla, parla e spreca un sacco di soldi senza fare niente. C’è poi chi non parla, lavora, non spende e fa davvero tanto. Il Rettore ha dichiarato di voler radicare l’Università in Piemonte. La Suism preferisce orizzonti più ampi e fa conoscere la faccia migliore di Torino in Europa... C’è chi in apparenza è tanto serio, ingessato e lavora male e c’è chi sa lavorare bene divertendosi, anzi, forse proprio perché si diverte lavora bene... Mi viene in mente qualche strofa di “Cyrano” di Francesco Guccini:

 

Le verità cercate, per terra da maiali, tenetevi le ghiande, lasciateci le ali

 

Bravi a tutti e 25, brave alle Proff. Signor e Tinto che hanno saputo lavorare così bene assieme e a farvi muovere come un unico individuo e grazie alla Suism per avermi permesso di vivere un’esperienza così bella!

 

Luca Asberto.